La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare” così Jep Gambardella protagonista del film “La Grande Bellezza”. Una frase che ben riassume uno dei vantaggi dell’età: poter compiere le proprie scelte (anche di acquisto) sempre meno in funzione dell’immagine di sé che si vuole dare agli altri, facendosi invece guidare dalla sostanza – nel caso dell’acquisto – del prodotto o servizio in sé.

In che cosa differisce dunque la generazione dei cosiddetti “Baby Boomer” (coloro che oggi hanno tra i 55 e i 75 anni) da quelle precedenti, arrivate alla stessa età?

Per rispondere a questa domanda, nei mesi scorsi, Eumetra ha studiato a fondo questo segmento della popolazione, attraverso la ricerca multiclient intitolata “Generazione Baby Boomer”, volta ad individuare i nuovi bisogni del target, i driver che determinano le loro scelte di acquisto e le loro attese nei confronti dei brand e della loro comunicazione. La differenza principale è che i Boomer, arrivati alla soglia della pensione, mantengono discrete aspettative di protagonismo, date le proprie risorse di salute, di denaro (hanno avuto un percorso lavorativo mediamente più garantito) e dato il desiderio di realizzazione ancora vivo. Per alcuni la realizzazione passa per la continuazione o il riposizionamento della propria attività lavorativa, ma in altri, e forse questa è la novità maggiore, si avverte la capacità di coniugare l’importanza della vita lavorativa (svolta con una certa passione), con l’aspettativa di una vita altrettanto piena dopo la fine del lavoro. La prospettiva della pensione non è dunque quella di un buen retiro, che ovviamente ci sarà (stringersi intorno alla famiglia, riposare finalmente), ma quella più ampia di una nuova fase in cui si è ancora protagonisti con i propri progetti come viaggiare, fare sport o attività culturali, fare volontariato, ristrutturare casa o fare investimenti finanziari e per alcuni, appunto, lavorare.

In sintesi, questa fase della vita unisce parecchi vantaggi agli inevitabili limiti (calo di forze, anche se una buona metà si sente sempre “uguale” a livello di energia) e di queste aspettative e desideri bisogna tenere conto nel disegnare prodotti e servizi coerenti con i bisogni specifici della fase di esistenza.

I Boomer, la pandemia e la digitalizzazione

La generazione dei Boomer sembra aver fronteggiato mediamente meglio anche le restrizioni relative alla pandemia, sia perché meno attanagliata dalle preoccupazioni economiche, sia perché in grado di gestire con maggiore equilibrio l’inevitabile stato di ansia e preoccupazione.

Il confinamento ha inoltre accelerato – anche per i Boomer – la digitalizzazione; e se il canale e-commerce è meno diffuso in questa generazione rispetto a quelle più giovani, insieme allo smartworking, gli acquisti online sono una delle attività intensificate durante il confinamento che si desidera mantenere anche in futuro. Anche i canali digitali infatti sono apprezzati per i loro vantaggi funzionali, più che per motivi di auto-rappresentazione; infatti, le tre tecnologie che hanno migliorato maggiormente la vita, secondo i Boomer, sono state WhatsApp, E-mail e Home Banking, mentre ai social, da cui pure alcuni dichiarano di “essere dipendenti”, non è attribuita la stessa rilevanza.

Fonte: Generazione Baby Boomer | Eumetra

 

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