Mobilità alternativa: una questione troppo complicata

La prima volta che ci siamo occupati di mobilità elettrica è stato nel 2008, agli albori di quella che si annunciava come un’imminente rivoluzione ecologica. In Italia, allora, alla domanda “quanto sai del tema sostenibilità” il punteggio medio delle risposte arrivava a 6,98, su scala da 1 a 10. A fine 2019, la stessa misurazione faceva segnare 5,95: un punto in meno. Eppure, in questi anni, parole sull’argomento ne sono state spese tantissime, anche se con scarsa corrispondenza in fatti concreti. E allora cosa ci porta a pensare di saperne di meno?

Forse la mancanza di soluzioni reali, di ricette che ci mettano davvero al sicuro dal pericolo enorme che stiamo correndo, perché è ormai ovvio che di grave pericolo si tratti. Forse perché ad ogni azione ipotizzata per risolvere il problema pare corrispondere una reazione, pari e contraria. Ad esempio, sostituire la mobilità a petrolio con quella ad energia elettrica implica la fabbricazione delle batterie, il loro smaltimento e, ovviamente, la produzione dell’energia: tutte cose ad oggi parecchio inquinanti. Senza parlare dei maggiori costi, per ora largamente a carico del cliente. Questo porta ad una grande indeterminatezza di tempi, di luoghi, di cause e di effetti.

In fondo, la minore conoscenza di oggi può essere letta come una maggiore consapevolezza della complessità del problema: un’incertezza crescente di fronte ad una questione che più se ne parla e più appare per quello che è: una faccenda maledettamente complicata.

Quando la sostenibilità non basta

A volerla vedere in maniera più concreta però, una cosa la abbiamo imparata in questo tempo: nessuno fa niente per niente. Se finora non si è trovata la molla per passare in massa da spettatori passivi a soggetti attivi nella rivoluzione go green, la ragione potrebbe essere più prosaica.

Il pericolo del disastro ambientale purtroppo non basta: non basta un rischio collettivo, ci vuole un vantaggio individuale. Se essere attenti all’ambiente comporta un costo monetario o in performance di prodotto, se non c’è un vantaggio economico o un oggettivo vantaggio tecnico, il cambiamento non può partire realmente. Può aumentare l’adesione di principio, ma il comportamento individuale non si attiva. Viene da dire che lo spirito, muoverà pure la materia, ma non muove il portafoglio: per quello ci vuole la sostanza, come dimostra il successo degli incentivi economici legati all’acquisto di mezzi di locomozione oggettivamente improbabili.

Futuro mobilità

Fonte: Osservatorio Green Home/Smart Home (2020)

La nuova edizione della ricerca EV-oluzione – Nuova Mobilità

Per comprendere quali driver possano “attivare la scelta”, dove risieda il valore, quali siano le corde da far suonare per rendere seducente un’offerta, Eumetra sta lanciando una nuova edizione dell’indagine sulla Nuova Mobilità (EV-oluzione). L’obiettivo sarà più precisamente quello di capire dove e fra quali elementi (finanziari, di prodotto, di incentivo) occorre agganciarsi per attivare la scelta di una mobilità alternativa. 

La ricerca si rivolge a tutti i produttori di veicoli alternativi (automobili, cicli e motocicli), al mondo delle Utilities, ai player della sharing mobility, ai servizi finanziari in ambito automotive e fornisce le seguenti informazioni:

  • la natura, le dimensioni e le motivazioni di scelta dei target di riferimento primario dei mezzi di trasporto;
  • lo sviluppo della domanda dei vari mezzi di trasporto a fronte del perdurare della situazione in atto, ma anche dell’evoluzione del prodotto e dello sviluppo delle infrastrutture;
  • i contenuti della conoscenza dell’impatto ambientale delle diverse forme di motorizzazione;
  • i fattori sui quali agire per attivare le scelte go green e le argomentazioni, i contenuti e i codici espressivi per calibrare il fattore sostenibilità per i diversi mezzi.
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