Le conseguenze della pandemia sullo scenario sociale

Gli eventi della primavera 2020 rappresentano un punto di rottura e, speriamo, di svolta rispetto ad un trend che ha le sue origini nel secondo Dopoguerra, il cui sviluppo incontrollato stava comportando conseguenze irrecuperabili per la nostra società. Ripercorrere velocemente questo percorso è utile per comprendere da dove ripartire, consapevoli di ciò che abbiamo imparato nei mesi scorsi.

La corsa senza fine verso i bisogni sovrastrutturali

La fine della Seconda Guerra Mondiale ha comportato la nascita, presso la popolazione di tutto il mondo occidentale, di una voglia di riscatto che non era mai stata notata in nessun periodo precedente. Come osservato da Maslow, il soddisfacimento dei bisogni primari ha generato nelle persone il desiderio di impossessarsi di beni e di valori “sovrastrutturali” sempre più importanti per il loro significato, in logiche di appartenenza ai segmenti sociali più ambiti.

Ma poiché non c’è un limite al “meglio immaginato”, il raggiungimento dei segmenti più fortunati, ricchi e concessivi non avveniva mai: anzi, la distanza con essi si ampliava sempre di più. Nella percezione generale, il cosiddetto segmento di mezzo – la classe media – si è pertanto ridotta sempre di più. L’elastico sociale si è così teso progressivamente, portando alla creazione di due soli segmenti:

  • uno progressivamente più grande: il segmento medio-basso, alimentato dalle nuove generazioni che, al di là della discreta istruzione, si sono trovate negli ultimi anni a vivere in un precariato crescente (conseguenza in grande misura della globalizzazione, che ha messo in crisi buona parte del sistema economico occidentale). Presso costoro l’aspirazionalità è sempre aumentata;
  • ed uno più piccolo: quello elitario, dotato di quasi tutti i soldi, e di tutto il potere. Molto centrato su se stesso.

Le conseguenze di uno sviluppo senza visione

Dal punto di vista socio-economico, questi ultimi settant’anni possono essere schematicamente suddivisi in due periodi:

  • Dal Secondo Dopoguerra fino ai primi anni ‘90: crescita armonica, soprattutto da parte del Sistema Economico, che ha di fatto sempre detenuto le redini del potere evolutivo, dando lavoro e beni/prodotti/servizi. È stato un sistema in mano agli imprenditori – proprietari – che hanno sempre investito con strategie di medio-lungo periodo, secondo un progetto di miglioramento costante. L’obiettivo era il futuro e tutti i piani e gli investimenti erano dominati da una logica di tipo culturale.
  • Dalla metà degli anni ’90 ad oggi: due principali fenomeni hanno stravolto l’ultimo ventennio:
  1. la globalizzazione: l’Est del mondo ha iniziato ad invadere l’Occidente con prodotti di qualità inizialmente modesta, ma negli anni crescente, a prezzi costantemente molto contenuti, non contrastabili dall’Occidente. Ciò ha comportato l’inizio di una crisi strisciante, con progressiva contrazione degli utili nelle Imprese occidentali.
  2. La prevalenza di logiche di tipo finanziario (breve termine): contestualmente, per questi motivi (ma non solo), il Sistema Produttivo occidentale delle grandi imprese ha progressivamente abbandonato la logica dell’imprenditore, per affidarsi progressivamente al Sistema Finanziario. Questo Sistema ha avuto l’obiettivo prioritario di difendere (e far crescere) gli utili nel breve termine. Il “breve” – in tutti i principali ambiti produttivi – è diventato la logica dominante, indipendentemente dai sistemi e dalle logiche di correttezza.

A seguito di questi due fenomeni, gli interessi di parte e di breve periodo – contrazione dei costi, ed altro – hanno prevalso sulla salute di medio-lungo periodo del mondo, su tutti i piani sociali, minacciando seriamente la vita umana e determinando le seguenti principali conseguenze in tutto il mondo occidentale:

  • il mancato rispetto del diritto all’“inclusione” (previsto, in Italia, dal II comma dell’art. 3 della Costituzione), indipendentemente dal fatto di essere nato in una famiglia fortunata o meno, con il conseguente aumento delle tensioni sociali. Fra l’altro, la parte sfortunata non è più incolta ed acritica come un tempo (e se l’elastico sociale si dovesse spezzare?)
  • Lo sviluppo di desideri contrappositivi di protezione: populismo, sovranismo, nazionalismo. Allontanamento gli uni dagli altri, ricordando che invece la vita, in tutte le forme di sviluppo, è prodotta dalla “relazione”, e non dalla contrapposizione. Il fenomeno si è scatenato in tutto il mondo occidentale: Brexit, l’elezione di Trump, Vox in Spagna, Gilet Gialli in Francia, gli accadimenti italiani degli ultimi due anni.
  • L’aumento delle tensioni internazionali: ognuno cerca – il più possibile – di difendere i propri interessi.
  • Il menefreghismo totale verso la fame e la povertà nel mondo.
  • L’assenza del rispetto dello Sviluppo Sostenibile, con conseguenze drammatiche sull’ambiente.
  • Ecc.

Si tratta di fenomenologie di cui l’ONU (ben 194 Paesi) ha preso coscienza già nel 2015, quando ha varato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”: a seguito di una diagnosi di tutti i pericoli sociali (mondiali),  sono state indicate 16 aree di intervento (più un obiettivo di coordinamento internazionale), sulle quali agire progressivamente per arrivare ad una sostanziale soluzione entro il 2030.

Purtroppo, così non è stato: dopo cinque anni, si stima che un terzo delle aree abbia goduto di qualche miglioramento, un terzo sia rimasto costante invece di migliorare, ed un terzo sia addirittura peggiorato. E nel mondo occidentale, la stragrande maggioranza della popolazione ancora non è a conoscenza dell’esistenza dell’“Agenda 2030”.

Che cosa abbiamo imparato nei mesi del lockdown

All’inizio del 2020, si presentava davanti a noi uno scenario critico, caratterizzato da una situazione ambientale sempre più irrecuperabile, e quindi invivibile, dalla persistenza di elevati livelli di povertà e della fame nel mondo, dall’esplosione crescente di tensioni internazionali, così come dall’aumento delle distanze sociali all’interno dei singoli Paesi. Per la stessa “Agenda 2030” si preannunciava un tramonto molto rapido.

In questa circostanza, l’emergenza sanitaria generata dal Covid-19 ci ha colpito duramente, costringendoci ad un ripensamento del nostro modo di vivere, delle nostre priorità e degli obiettivi della nostra vita. Una riflessione che, come emerge dalle recenti indagini realizzate da Eumetra MR, coinvolge i due grandi temi che sono all’origine della nostra vita:

  • l’ambiente è la nostra casa, è il contesto che ci fa vivere. E il suo rispetto da tutti i punti di vista deve essere prioritario. Se così non fosse, l’ambiente è talmente potente che ha possibilità di mettere in atto reazioni punitive, in una infinità di direzioni. Occorre pertanto intervenire per porre rimedio ai danni fino ad oggi procurati.
  • La riscoperta del valore autentico della vita: il vero valore è la vita in sé, vissuta in salute e caratterizzata dalla relazione positiva con gli altri esseri umani (tutti uguali tra loro). È questa la vera condizione per una vita felice, che è poi l’unico vero obiettivo che abbiamo.

Si tratta di due importanti lezioni di cui tutti, Istituzioni e Aziende, dovranno tenere conto nel progettare la ripartenza verso un futuro migliore.