La strada per la ripresa – delle Aziende e del Paese – passa da qui

Dopo un 2019 di scioperi per il clima (i “Fridays for Future” che hanno coinvolto milioni di studenti in tutto il mondo), culminati nel “Global Climate Strike” del settembre scorso, il 2020 è iniziato all’insegna del “Green Deal europeo”, una nuova strategia per la crescita dell’Unione Europea in un’ottica di sviluppo sostenibile, annunciata da Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea. A pochi mesi da tale annuncio, l’emergenza sanitaria causata dal diffondersi del Covid-19 si è rapidamente propagata dalla Cina al resto del mondo, abbattendosi con particolare intensità sull’Italia, senza risparmiare il resto dell’Europa.

La crisi ha avuto un impatto inimmaginabile sulle nostre vite, intaccando ogni aspetto della nostra quotidianità (lavoro, studio, relazioni interpersonali, acquisti, tempo libero, dieta mediale, ecc.) e accelerando una serie di cambiamenti che erano già in atto. Quello che è accaduto ha inoltre sollevato la necessità di mettere in discussione il modello economico preesistente, innescando l’inizio di un “nuovo corso” (Enrico Giovannini, portavoce di ASviS, ha parlato di “resilienza trasformativa”).

Tra gli aspetti enfatizzati dagli avvenimenti della scorsa primavera, vi è anche la sensibilità verso i temi dello sviluppo sostenibile che, anziché perdere di rilevanza di fronte alla paura per la salute, prima, e alla preoccupazione per le conseguenze economiche della pandemia, poi, ha trovato ulteriore impulso.

La resistenza dei temi legati alla sostenibilità e allo sviluppo sostenibile è emersa fin dai tempi più bui del lockdown. Interrogati – nella prima wave della ricerca Eumetra MR “Reboot” di inizio aprile (scopri qui le principali evidenze) – sulla rilevanza attribuita agli obiettivi prefissati dall’Agenda 2030 promossa dall’ONU, gli italiani hanno dimostrato un aumento (rispetto a quanto rilevato a fine 2019 dalla ricerca “Benessere”) dell’attenzione verso i diversi temi, che spaziano da quelli più legati all’ambiente (acqua, clima, flora e fauna, ecc.) a quelli relativi al contesto socio-economico (fame, povertà, occupazione e crescita economica, pace e giustizia, uguaglianza di genere, ecc.). Ben dieci delle sedici aree misurate crescono in misura significativa, oltrepassando la soglia di punteggio otto, su una scala da uno a dieci.

Da segnalare soprattutto il fatto che il ranking delle aree si modifica in maniera sostanziale. Se ai primi due posti restano ancora “acqua pulita e servizi igienico-sanitari” e “azioni per il clima”, le posizioni a ridosso vengono stravolte. “No fame” prende il terzo posto, “no povertà” il quarto e “occupazione e crescita economica” il quinto. Questo terzetto di priorità, centrate sui valori di base volti a garantire la dignità dell’individuo, scavalcano alcune priorità legate all’ambiente. La sensibilità verso la sostenibilità, che è stata finora trainata dai temi ambientali, seguita da alcuni temi sociali (parità di genere, diritti delle minoranze), sta “cambiando pelle” a seguito dell’emergenza Covid-19.

Fonte: Reboot  Eumetra MR

Da questa revisione delle priorità delle persone sulle aree di sviluppo sostenibile derivano alcune importanti indicazioni per le Aziende. Le attese verso queste ultime stanno cambiando, indirizzandosi verso la richiesta di assunzione di un modello di sostenibilità aziendale come “valore” concreto: ciò che l’Azienda fa per il benessere (la salute, fisica, personale, economica) della comunità, per il benessere del suo cliente, dei suoi dipendenti, delle filiere in cui l’azienda è inserita, del territorio e della ripresa nazionale. Questi sono i nuovi paradigmi di un’azienda che voglia esercitare una leadership responsabile, che si affiancano ovviamente a quelli preesistenti. In altre parole, dai temi della sostenibilità ambientale si sta passando più decisamente a quelli della Responsabilità Sociale. Una precisa indicazione della rotta da seguire per superare la crisi e progettare la ripresa.