Italia prima in Europa nella vendita di vetture eco-friendly, ma il mercato della mobilità elettrica non decolla

Certo in Brasile ci danno dentro con la barbabietola da zucchero e noi facciamo altrettanto con il gas, metano o GPL che sia. Secondo il rapporto dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (ANFIA) (scarica il report: Report ANFIA Mercato auto alimentazione alternativa_2017), l’Italia ha infatti conquistato, anche nel 2017, il titolo di Paese più virtuoso in Europa per la vendita di vetture “eco-friendly”. Il primato è dovuto alla forte domanda di vetture alimentate a gas, che però, ad onor del vero, vengono scelte perché amiche del portafogli più che dell’ambiente.

Fonte: Rapporto 2017 Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (Anfia)
UE – EFTA Quote di mercato per Paese delle vetture ecofriendly sul totale mercato ad alimentazione alternativa nel 2017

La verità è che, a parte queste stravaganze, che riportano ad ambiti vagamente gastronomici, una vera alternativa ai combustibili tradizionali ancora non si vede. O meglio, si vedono moltissimi veicoli elettrici congegnati per soppiantare l’attuale panorama motoristico, ma solo sui giornali: sulle strade no.

Anche se non passa giorno senza l’annuncio del blocco della circolazione per i veicoli a gasolio, dei conseguenti comunicati di stop alla loro produzione e anche se il calendario dei lanci di nuovi modelli virtuosi straborda in tutti gli ambiti della motorizzazione, dagli scooter ai camion, la sensazione è che quello che si dovrebbe sbloccare non si sblocca. Passano gli anni e la domanda di veicoli elettrici non parte. E vai a sapere come farla partire, visto che di quesiti in cerca di risposta ce ne sono davvero tanti.

Fatto sta che, ogni volta in cui aleggiano gli interrogativi, noi che pratichiamo il mestiere della ricerca ci buttiamo a capofitto. Così eccoci in partenza con l’indagine multiclient Eumetra MR sulla “Nuova Mobilità”, per scrivere noi alcune delle domande da mettere davanti al grande punto interrogativo che sovrasta il settore. E per cercare di capire cosa e quando potrà abbattere le barriere che separano la domanda, questa volta nel senso economico, dall’offerta.

Ad esempio, c’è una tipologia di mezzo che con l’elettrico estende, e non riduce, le proprie performance: si tratta della bici elettrica. Offre innegabili vantaggi legati alla salute, al contenimento dell’inquinamento, alla possibilità di entrare nelle zone a traffico limitato. Sarà il grimaldello in grado di sdoganare l’elettrico e di farcelo sembrare cosa concreta e non semplice utopia? Oppure sarà lo scooter elettrico ad assolvere questo compito, visto che oggi è l’unico mezzo che nella versione elettrica garantisce un’autonomia coerente con il proprio raggio d’azione: quei 50 chilometri di percorrenza che difficilmente si superano giornalmente, girando in città.

O magari sarà l’offerta massiccia di auto ibride a convincerci della normalità di dover cercare una presa. E poco importa se, a conti fatti, o fai il tassista oppure il vantaggio nell’economia di consumo di un motore a gasolio te lo puoi scordare.

E quale sarà l’equazione che permetterà a chi distribuisce energia al dettaglio di non farsi trovare impreparato di fronte alla crescita della domanda di colonnine di ricarica? O quale sarà, al contrario, la prudenza che dovranno usare nell’investire oggi per fare fronte ad una fantomatica domanda di domani?

Insomma, ora proviamo a cercare seriamente le risposte, scansando le trappole della sondaggistica, sempre troppo euforica rispetto ai temi legati alla salvaguardia dell’ambiente. Affrontiamo l’intero sistema della nuova mobilità nel nostro modo consueto: partendo dall’individuo, raccogliendo le sue necessità, osservando i suoi comportamenti e condividendo le sue aspirazioni.