I primi risultati di “Reboot” indicano la direzione delle trasformazioni innescate dall’emergenza Covid-19

Da pochi giorni ha preso avvio un nuovo periodo di “convivenza” con il virus, la “Fase 2”, nel corso del quale, sempre nel rispetto delle misure di prevenzione necessarie per impedire un’ulteriore diffusione del contagio, il Paese e le sue attività produttive gradualmente riapriranno.

Come affrontare la ripartenza? Quali degli atteggiamenti e dei comportamenti che hanno contraddistinto il nostro sentire e il nostro modo di vivere negli ultimi mesi avranno lasciato un segno nelle nostre vite? Per rispondere a queste domande, Eumetra MR ha attivato “Reboot”, un monitoraggio finalizzato a delineare la direzione delle trasformazioni in atto.

I primi risultati della ricerca “Reboot” ci confermano che è in atto una vera e propria rivoluzione nella mente degli individui. La pandemia ha scatenato in noi una tale tempesta emotiva che conferma l’impressione che niente sarà più come prima: i nostri valori, le relazioni sociali e i comportamenti di consumo nei diversi settori.

I tre tempi del monitoraggio

Per tracciare efficacemente la nuova direzione e i possibili scenari evolutivi, lo studio si articola in tre tempi:

  • il punto di partenza è rappresentato dall’ultima edizione (fine 2019) dell’indagine “Benessere”, la multiclient che dal 2016 fotografa la società italiana, cogliendo l’evoluzione dello stato dei valori e delle abitudini di consumo;
  • è stata poi condotta una nuova rilevazione (su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana adulta) all’inizio del mese di aprile, nel pieno della crisi generata dall’emergenza sanitaria;
  • infine, un ultimo momento di osservazione verrà effettuato tra le fine di maggio e l’inizio di giugno, in un momento che sarà, auspicabilmente, di normalizzazione.

L’impatto emotivo della pandemia

Dal punto di vista emotivo, il primo effetto della pandemia è stato generare in noi un senso di insicurezza legato alla reale diffusione del contagio. Interrogati sull’esperienza diretta o indiretta con il virus, ben il 47% degli intervistati ha dichiarato di averla avuta. Di questi, il 4% sostiene di essere stato personalmente contagiato. Queste percentuali sono ulteriormente discordanti con molti dei dati ufficiali. È un’ulteriore riprova che l’indeterminatezza è il tratto dominante di questo periodo: una delle difficoltà maggiori sta nell’individuare caratteristiche, modalità, dimensioni del pericolo. Quando questo avviene, quando i contorni della paura restano sfocati, la dimensione praticata è quella dell’angoscia.

Le emozioni prevalenti che gli intervistati dichiarano di aver provato sono infatti riconducibili a tre aree. La prima, più ampia, comprende ansia (21%), paura (12%), angoscia (12%) e smarrimento (11%). Necessariamente considerate nel loro insieme, non essendovi certezza che siano del tutto note le sfumature che le contraddistinguono, queste emozioni costituiscono l’area principale, condivisa moltissimo. Nella seconda area troviamo la tristezza (22%), una singola emozione in grado di raccogliere un numero elevato di citazioni. Alla terza area appartengono rabbia (9%) e disgusto (4%). In questo quadro emotivo, non stupisce che il 10% del campione abbia riferito di fare ricorso agli aiuti farmacologici per affrontare queste emozioni negative.

Il livello di preoccupazione è elevatissimo: in media 7,88 su una scala da 1 a 10 (da per niente preoccupato a molto preoccupato), soprattutto tra le donne e tra la generazione dei Baby Boomer. In questa fase, gli aspetti che catalizzano maggiormente la preoccupazione sono, al primo posto, gli effetti sull’economia (nazionale e mondiale), seguiti dal timore che possano essere contagiate persone a noi care, più che noi stessi.

Una nuova scala di valori

La più evidente conseguenza della nuova temperie emozionale consiste in una rivalutazione dei valori e in una riclassificazione delle priorità della propria vita. Dopo l’esperienza che abbiamo vissuto – indipendentemente dal fatto che la malattia ci abbiamo toccato più o meno direttamente – nelle scorse settimane, la nostra vita pre-Covid ci appare sotto una luce diversa. Rispetto a quanto rilevato a fine 2019, cresce infatti la soddisfazione complessiva per la propria vita, presente e passata, e subentra l’ottimismo sia verso la società futura, sia verso la vita che verrà.

La sensazione di “pericolo scampato” rimescola le carte delle nostre priorità e ci aiuta a riconsiderarle. Si delinea una nuova scala di valori caratterizzata dalla centratura sugli aspetti di base, quelli che hanno a che fare con l’individuo e con il proprio nucleo più ristretto: la famiglia, la salute e l’amore. Al contempo, tutte quelle che sono avvertite come delle sovrastrutture sociali (onestà, rispetto degli altri, miglioramento di sé, tolleranza) subiscono un ridimensionamento

Il ruolo delle Aziende

La prima fase di osservazione di “Reboot” delinea uno scenario nuovo, che influenzerà d’ora in avanti (vedremo con la prossima rilevazione di fine maggio/inizio giugno la persistenza e la dimensione di queste trasformazioni) il rapporto tra le persone e le Aziende, nei confronti delle quali le attese di assunzione di responsabilità sociale erano alte già in tempi pre-crisi. Le aspettative nei confronti delle Imprese misurate nel momento del lockdown si indirizzano verso temi che hanno a che fare con l’individuo, la sua tutela e sicurezza, l’offerta di un sostegno concreto per superare le difficoltà. Quello che è certo è che chi ha saputo prendere tempestivamente e decisamente posizione nella lotta all’emergenza ha lasciato un segno nella mente delle persone.

In questa situazione di grande incertezza, che purtroppo potrebbe avere una coda molto allungata, l’individuo si è indebolito, ha perso certezze, ed ora ha bisogno di aiuto, protezione e attenzione. Nel momento della ripresa, le Aziende sono chiamate ad una partecipazione etica, che le veda co-protagoniste nel risveglio dei valori a cui stiamo assistendo. Una risposta che può essere data, in primis, con le proprie iniziative di comunicazione (sui nuovi codici della comunicazione è attiva un’altra attività di ricerca “Comunicare, dalla primavera 2020 in poi” sinergica con “Reboot”), ma anche rivedendo nel complesso le proprie strategie in funzione dei nuovi bisogni delle persone, che non sono e non saranno più quelle di prima.